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lunedì 2 marzo 2009

Splendor Solis, scrigno dell'alchimia


Immaginiamo di possedere un'antica libreria dove sui suoi polverosi scaffali troneggino testi magici colmi di segreti e codici da decifrare. Tra questi non dovrebbe assolutamente mancare il celebre Splendor Solis, manoscritto alchemico risalente al XVI secolo attualmente custodito presso il Museo Prussiano Statale di Berlino. Un testo caratterizzato da ben ventidue raffigurazioni, un numero che ricorre anche negli arcani maggiori dei tarocchi e nelle lettere ebraiche. Le illustrazioni sono esattamente disegnate su fogli di pergamena (il cosiddetto vellum) ottenuti con pelli di vitello o di pecora, bordati totalmente in oro e piuttosto resistenti al tempo e alle varie correzioni. Le copie si sono moltiplicate nel corso del tempo ed alcune di esse, seppur di epoca più tarda rispetto all'originale ma altrettanto belle, suggestive e di pregevole fattura, sono attualmente custodite nelle capitali di Parigi e Londra. Ma di cosa tratta esattamente questo manoscritto misterioso? In realtà le simbologie presenti nello Splendor Solis esprimono chiaramente la natura e lo sviluppo di vari processi alchemici, dalla morte alchemica alla rinascita del grande Re. Sono facilmente individuabili anche sette ampolle, ciascuna associata ad uno specifico pianeta del nostro sistema solare, in cui gli animali collegati al Re e alla regina, subiscono evidenti trasformazioni. Come accade per qualsiasi altro testo rivestito da un'aura di grande fascino e mistero, anche per lo Splendor Solis l'origine e la paternità dell'opera risultano più che incerti, improbabili da definire con assoluta certezza. La tesi più accreditata è che a produrlo sia stato il leggendario insegnante di paracelso, Salomone Trismosin, ma niente può davvero illuminare completamente la strada su cui un manoscritto del genere si è mosso finora. Alla luce della simbologia rilevata e più o meno totalmente chiarita, lo Splendor Solis risulta molto interessante non solo dal punto di vista formale o contenutistico, ma fondamentale dal punto di vista storico poiché getta una luce nuova su processi anticamente molto diffusi e su una pratica, quella alchemica, di cui molti facevano uso e che ancora oggi ci appare come un'attività pregna di misteri ancestrali e credenze quasi extraumane. Nessuno è in grado di resistere al fascino che l'alchimia ha sempre esercitato sugli uomini, neanche la modernità che ancora oggi continua ad analizzarla e a studiarla in laboratorio.

E anche oggi come per magia, Calì vi saluta e scompare.

lunedì 23 febbraio 2009

Picatrix e l'unione dei regni


La magia, si sa, spesso non ha limiti e va ad incrociare regni diversi. Il trattato arabo scritto in Egitto tra il 1047 e il 1051 ed attribuito a Maslama al-Magriti, incentra la propria straordinaria materia proprio sulle cosiddette simpatie che intercorrono tra i pianeti, gli animali, le pietre, le piante e tutto il resto, senza dimenticare le modalità con cui utilizzare per scopi magici quest'insieme di elementi speciali. Picatrix, questo sembra il nome del testo, annuncia anche la potenza dei sigilli e delle immagini attribuiti al celebre Ermete Trismegisto ed approfondisce ulteriori aspetti misteriosi. Questo fondamentale trattato di origine medioevale, viene chiaramente considerato un testo di magia talismanica ed evocatoria che ai tempi in cui venne composto e tradotto in latino (così da assumere il nome con cui noi oggi lo conosciamo), ebbe uno straordinario successo in ogni ambiente esoterico, particolarmente quando i massimi esponenti dell'Arte di quell'epoca specifica (Cornelio Agrippa, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola) iniziarono a studiarlo ed approfondirlo in ogni sua parte, traendone materialmente numerosi benefici. Sostanzialmente l'opera in questione insegnerebbe il modo attraverso cui sia possibile vaticinare sugli eventi futuri, illustrando anche i momenti migliori in cui avvicinarsi al testo stesso, in armonia con le posizioni planetarie e con l'intero cosmo. Le sue parole ne influenzarono molte altre, soprattutto quello pronunciate dai più grandi esoterici del passato. Attualmente alcune sezioni dell'opera sono conservate presso la Biblioteca dell'Arsenale di Parigi, ma chiunque può trovare il Picatrix in quasi tutte le librerie europee, sebbene valga la pena precisare che come qualsiasi altro manoscritto antico possa aver subito corruzioni e rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Come accade per tutti i segreti da occultare, anche il Picatrix non sfugge alla logica del mistero: agli occhi dei profani e per evitare i temibili tribunali inquisitori, il testo doveva risultare puerile, risibile e completamente privo di senso e significato logico, nonostante ogni suo frammento nascondesse sempre la sua propria verità assoluta, chiara e finalmente comprensibile agli iniziati. Alla luce di quanto appena affermato, non ci è dato conoscere cosa davvero intendesse dire l'autore con le sue formule, ma ci basti sapere, dopo aver accuratamente evitato di giocare con un testo che, come molti altri, è stato da sempre ritenuto oscuro e di magia perlopiù nera, che se altri maghi ed alchimisti non solo ne hanno preso in prestito i concetti, ma ne hanno riutilizzato gli incantesimi, certamente è un trattato da non sottovalutare e di cui parlare con molta cautela.

Anche per oggi, dal vostro calì è tutto.

giovedì 19 febbraio 2009

Il Magick di Crowley


Era il 12 ottobre del 1875 e in Inghilterra nasceva Edward Alexander Crowley. Per molti il nome non avrà alcun significato preciso, ad altri suggerirà notizie lontane e difficili da recuperare mentalmente, ma a quei pochi che lo conoscono col nome con cui diventò presto famoso, Aleister Crowley, farà tornare alla mente la Bestia (lo stesso appellativo con cui si autoproclamò), specialista in occultismo e autore di numerose pubblicazioni sull'argomento. Basti pensare, per individuarne il profilo, che negli anni '20 l'Inghilterra intera ebbe a definirlo "l'uomo più malvagio del mondo". Poeta e pittore bisessuale, nonché grande sperimentatore di droghe e profondo conoscitore delle più antiche dottrine iniziatiche dei Rosa+Croce, della magia egizia e di quella rossa, Crowley fu uno dei più rilevanti esponenti di tutti i movimenti magico-occulti che si avvicendarono dal XVIII secolo in poi. Visse un'esistenza da maledetto, nomade e tormentato. Potrebbe essere il perfetto protagonista dell'ennesimo film oscuro da godersi in prima fila, se non fosse che le ombre della sua produzione siano talmente nere e misteriose da ricadere sulla sua stessa ambigua personalità. Il fiore all'occhiello della sua intera produzione sembra a tutti gli effetti essere il cosiddetto Magick, l'opera massima in cui riversò tutte le sue conoscenze e ogni suo approfondimento sullo yoga, sull'alchimia, sulla magia sexualis e sui culti misterici orientali. Da non sottovalutare il sottotitolo del testo, "in theory and practice" in cui viene chiaramente indicato l'intento dell'opera, non solo teorico ma anche e soprattutto attivo. E' questo un testo che, adorato dai satanisti, ancora oggi fa discutere enormemente ed incuriosisce non tanto per le informazioni contenute, quanto per le suggestioni evocate e per i suoi tratti a tinte fosche, forti. Il testo base per chi intende procedere sulla strada della cosiddetta ars goetia, pratica magica che riguarda l'invocazione ed il risveglio dei demoni, e soprattutto per quanti decidano di approfondire i temi più oscuri, talvolta pericolosi, legati ad un tempo che non ci appartiene ma che rivive proprio grazie a queste, e a moltissime altre, pagine oscure.

Per ora da Calì è tutto.

giovedì 12 febbraio 2009

Manoscritto di Voynich: truffa o messaggio?


Uno dei libri più misteriosi ed affascinanti del mondo non presenta alcun titolo, non si possiede alcun dato circa l'autore ed è scritto in una lingua sconosciuta o in un codice che mai nessuno è riuscito finora a decifrare. Noto oggi come Manoscritto di Voynich dal nome dell'antiquario russo che lo riportò alla luce frugando nel 1912 nella biblioteca gesuita di Villa Mondragone di Frascati, quando ormai chiunque lo dava per scomparso da più di trecento anni ed ormai irrimediabilmente perduto per sempre, il testo abbonda di illustrazioni che ritraggono sfere celesti ed animali, piante fantastiche e curiosi simboli magici. Persino donne nude. Oggi il manoscritto è conservato presso la biblioteca dell'università americana di Yale, ma i misteri che vi ruotano intorno sono davvero tanti. Soprattutto sulla sua origine e sul suo significato, due aspetti intorno ai quali si sono susseguite le ipotesi più fantasiose e suggestive. Pare che molti, in passato, erano convinti che il libro fosse stato compilato da Bacone poiché un tempo era celebre proprio come il prodotto frutto dell'ingegno del doctor mirabilis del XIII secolo. Fra i primi a supportare questa tesi, uno dei primi studiosi che ebbero la fortuna di esaminare il testo per primi, William Newbold, docente di filosofia presso l'università della Pennsylvania. Fu proprio lo stesso Newbold a dichiarare che ogni carattere del codice avrebbe contenuto tratti minimi corrispondenti ad un'antica pratica stenografica che celerebbero la descrizione esatta del microscopio e di altre straordinarie invenzioni di cui proprio Bacone era il padre. In realtà ricerche più approfondite hanno smentito categoricamente tale ipotesi poiché pare che i trattini di penna non fossero altro che banali macchioline d'inchiostro. Gli studi si moltiplicarono dopo la fine del secondo conflitto mondiale quando molti dei crittografi che avevano decifrato il codice Enigma e quello della Flotta Imperiale giapponese, iniziarono a dedicarsi a far luce su più antichi e misteriosi documenti cifrati, riuscendo a risolvere tutti i dilemmi tranne uno: proprio quello alla base del Voynich. C'è stato chi ha supposto un testo scritto in ucraino ma completamente privo di vocali, chi un'opera religiosa collegata ai Catari e scritto in una sorta di gramelot, una misto di termini appartenenti a lingue diverse e persino chi lo ritenne figlio di Leonardo da Vinci, senza contare chi ha avanzato l'ipotesi che ci si trovasse di fronte alla versione più segreta della leggendaria Clavicola di Salomone, testo magico per antonomasia. Non dimentichiamoci però che tanti sono stati i ricercatori pronti a giurare che si trattasse dell'opera di una civiltà extraterrestre, contenente chissà quali segreti ultraterreni ed extraumani. Al momento non siamo assolutamente in grado né di stabilire la paternità dell'opera, né di sentenziare che la soluzione al grande dilemma si trovi tra le teorie proposte nel corso del tempo ed appena citate. Certo è, però, che dai costumi dei personaggi illustrati e dallo stile dell'intera opera potremmo pensare che sia stato redatto non più tardi della fine del XIV secolo. In realtà il primo documento che lo cita risale al Seicento in cui in una lettera si menziona il probabile acquisto dello stesso testo da parte di Rodolfo II, imperatore dell'antico Sacro Romano Impero che lo pagò ben seicento ducati d'oro. A seguire pare che il manoscritto sia scomparso, non se ne sono trovate altre tracce, fino al 1666 quando il rettore dell'università di Praga, tal Joannes Marcus Marci, presumibilmente detentore del testo, chiese al gesuita Athanase Kircher, esperto crittografo, di poterne tentare la soluzione, decodificandolo e, finalmente, chiarendo ogni dubbio circa il suo significato ed il suo contenuto. Riapparve concretamente nel 1912 proprio in un convento di gesuiti, ma da allora nessuno ha mai saputo trovare la chiave per aprire questo enorme mistero. Recentemente c'è stato anche chi ha ipotizzato una burla ai danni di Rodolfo II, ma come avrebbe potuto un qualsiasi truffatore medioevale produrre ben 230 pagine con una struttura di base così lineare e perfetta? La Griglia di Cardano, strumento inventato dal grande algebrista italiano omonimo e caratterizzato da un foglio di cartone nel quale vengono praticati casualmente buchi rettangolari, si potrebbe arrivare ad una plausibile spiegazione del tutto. L'unico incoveniente è che la griglia (e quindi la disposizione degli spazi) deve essere assolutamente identica in tutto e per tutto a quella del mittente. Parole prive di senso o vero e proprio messaggio nascosto? Geniale rompicapo o sgradevole truffa? Difficile dirlo quando ci si trova di fronte ad un'opera così intensamente intricata e difficile da collocare nel tempo e nello spazio. Tante le ipotesi, poche quelle convincenti. Altrettanto numerosi gli studiosi che hanno provato a risolvere il mistero, nessuno che finora sia realmente riuscito nell'ardua impresa.

A presto dal vostro caro Calì.

mercoledì 11 febbraio 2009

Tritemio e le parole dell'oscurità


Scritta dall'abate Tritemio intorno al 1500, pare che la versione della Steganographia messa al rogo dalla Chiesa contenesse oltre ai codici cifrati tuttora consultabili ma difficili da comprendere, il segreto e le modalità per comunicare a distanza senza minimamente far uso dei metodi allora tradizionali e comuni, come le lettere, i messaggeri e magari anche qualche piccione viaggiatore. Pubblicato per la prima volta nel 1606 a Francoforte, fino a quel giorno il testo veniva tramandato solo attraverso copie scritte manualmente. Prendendo in considerazione le probabili cattive trascrizioni, letture errate e le versioni corrotte rispetto all'originale, non possiamo che tenere presente che il testo giunto fino ai giorni nostri non è, non può essere e non sarà mai un testo attinente a quello del 1500. La supposizione, in questo caso, viene da sé. Dell'autore, a differenza di molti altri manoscritti segreti che restano immersi nel mistero più totale, sappiamo che fosse a conoscenza del latino, del greco, dell'ebraico e che fosse un profondo studioso interessato a diverse discipline, dalla mente aperta e piuttosto ricettiva. L'incontro che gli cambiò per sempre la vita avvenne nel 1479 quando, come riportano le attendibili testimonianze di eminenti storici, conobbe un Maestro dei Rosa+Croce. Divenne abate entrando in un monastero benedettino a soli vent'anni e sebbene alcuni iniziarono a considerarlo un santo, molti altri cominciarono a giudicarlo un mago: persino illustri personaggi come Cornelio Agrippa e Paracelso si recavano da lui per scambi di opinioni o semplici consulti. In seguito gli altri monaci, probabilmente esasperati dalla fama del loro abate così attivo e di cui molte voci non esitavano a collegare a manie di evocazione di morti illustri, lo deposero dalla sua carica e Tritemio, volontariamente, si ritirò in solitudine scrivendo numerosi manoscritti e meditando fino all'anno della sua morte, esattamente il 1516. Grande studioso ma altresì notevole comunicatore, pare che Tritemio avesse intenzione di lasciare tutto il suo sapere ai posteri, a chi, dopo di lui, fosse stato interessato ad approfondire gli strumenti comunicativi allora poco o affatto conosciuti. Al tempo stesso però non voleva che tutto il suo bagaglio di conoscenze ed importanti informazioni cadesse in mani sbagliate o che, peggio ancora, cadessero vittime dalla mannaia della censura ecclesiastica. Pertanto decise di nascondere ciascuna delle misteriose nozioni fra le pagine di manoscritti apparentemente insignificanti, giudicati comunque troppo espliciti e che la Chiesa mutilò ugualmente. La sua opera più grande, Steganographia, frammentata in tre volumi distinti, raccoglie le conoscenze ultraterrene dell'autore, dall'invocazione degli spiriti nelle varie e propizie ore del giorno, alle tabelle numeriche, passando per i calcoli astronomici. Da sottolineare che ogni invocazione che Tritemio ha fissato nero su bianco, inizia col nome dello spirito da invocare e prosegue con le parole, apparentemente astratte e senza alcun senso logico, che in realtà nascondono un messaggio teso alla realizzazione e allo sviluppo dell'invocazione stessa: i profani non l'avrebbero in alcun modo compreso e che gli iniziati, invece, avrebbero appreso alla perfezione.

Da Calì per ora è tutto.

lunedì 2 febbraio 2009

Malleus Maleficarum, tra streghe e torture


Ultimamente mi interesso molto di stregoneria. E' una banca sempre piena di sorprese, una fonte inesauribile di cui a Fabio Calì ogni tanto piace sentirsi padrone.

Durante il XVI e il XVII secolo, tanti furono i manuali per cacciatori di streghe che circolavano in Europa, ma fra tutti il Malleus Maleficarum fu certamente il più popolare e conosciuto. A scriverlo furono Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, due frati tedeschi e persecutori di eretici. Ciò che ruota intorno a queste pagine diventa ad ogni parola più terrificante e disgustosamente spaventoso. Il Malleus forniva una base ed una garanzia teologica alle più grottesche superstizioni e condusse migliaia di innocenti, specialmente donne, alla tortura e alla morte. C'è da sapere, prima di continuare a leggere, che alle donne si attribuiva un forte potenziale ed un forte influsso sulla sessualità e che spesso le si considerava responsabili in prima persona di causare impotenza, sterilità ed infatuazioni inopportune. Per cementare e fissare stabilmente il loro patto con il diavolo, venivano obbligate spesso non solo ad avere rapporti di natura sessuale con lui, ma persino a mangiare bambini e a realizzare unguenti con i loro resti. Dopo aver stipulato il patto solenne, ogni gesto magico della strega rappresentava un chiaro segnale per il demonio, sempre a sua disposizione, che faceva accadere l'evento richiesto ed evocato. Ogni strega accusata di malefici e prodigi maligni veniva solitamente torturata finché non sopragiungeva la confessione e sebbene il testo raccomandasse che la dichiarazione venisse estorta con promesse di clemenza, questa era l'unica parte del Malleus ad essere regolarmente disattesa. Ci troviamo di fronte ad uno dei testi più spregevoli della storia dell'umanità che non ha solo comportato un gran numero di adepti e sacrificatori, ma ancor più numerose vittime sacrificali e sacrificate in nome di non si sa quale giustizia ultraumana. Le donne torturate terribilmente e poi definitivamente uccise furono davvero moltissime, ma ad essere atroce non fu tanto l'eliminazione fisica, quanto piuttosto la sofferenza ed il dolore estorti in nome di una verità ambigua, falsificata e corrotta. Come al solito l'uomo nel corso della sua storia non ha soltanto prodotto opere per comprendere la natura intorno a sé ed i processi che non conosce in questa vita, ma anche per distruggere tutto ciò che lo circonda nel nome di convinzioni assurde e quantomai sanguinarie. Se è mai esistita una strega, fu sicuramente quella che spinse a scrivere testi del genere e a compiere atti tanto abominevoli.

Anche per oggi da Calì è tutto.

giovedì 29 gennaio 2009

Attenzione al libro dei nomi dei morti


Un testo temutissimo. Diabolico. Il registro della Banca d'Italia? Il libro nero dell'alta finanza? No, il Necronomicon, un'opera che contiene un vasto numero di formule magiche per evocare i demoni ed altre forze del male e che, nella sua versione originale, pare fosse stato rilegato in pelle umana, la stessa che veniva prelevata dai corpi delle persone uccise dalla stregoneria. Un testo che fa paura a molti e la cui lettura a voce alta evocava spiriti maligni: tante, secondo la stessa storia che abbraccia le sue pagine, furono le persone che, ignorando ogni cautela, furono vittime di orribili incidenti e terrificanti coincidenze. Ecco perché del testo esistono poche copie, custodite nelle stanze di sicurezza di celebri biblioteche (tra cui quella Vaticana) e non destinato al pubblico, ma principalmente stampato per essere a disposizione dei più curiosi studiosi dell'occulto. Secondo le credenze, il libro fu opera di un arabo ritenuto folle, Abdul Alhazred, che sarebbe stato informato dei dati riportati da forze soprannaturali, e poi tradotto in inglese da un certo Olaus Wormius, messo subito al rogo. L'altra strada battuta, invece, riguarda il narratore Howard Philips Lovecraft, scrittore di un gran numero di romanzi, liriche, racconti e saggi nell'ambito del fantastico e dell'orrore che ad oggi è divenuto un vero caso letterario, tra l'altro considerato non solo il padre del Necronomicon, frutto della sua fervida fantasia, ma anche la causa di sterminate influenze sulla narrativa soprannaturale mondiale. Che sia stato davvero lui ad immagianre il testo o, come molti altri ipotizzano, che si sia ispirato ad un vecchio manoscritto probabilmente in suo possesso, non ci è concesso sapere. L'unica cosa che possiamo affermare con chiarezza è che se fosse vera la seconda ipotesi, il libro non sarebeb stato il frutto di un immaginario fervido, prolifico e straordinariamente fantasioso, ma realmente esistito. Non sappiamo se esista o se sia mai esistita una verità univoca ed assoluta al riguardo, ma il Necronomicon è un testo che spaventa al solo nominarlo, figurarsi a leggerlo o a pronunciare le formule trascritte. La magia contenuta nelle sue pagine oscure era siuramente maligna, intenta ad evocare spiriti dannati e demoni malvagi. Approfondire la questione a molti può sembrare un'avventura, ma gli studiosi più lucidi avvicinano l'esperienza più all'incubo che ad un viaggio conoscitivo. Meglio dunque, almeno per il momento, non andare avanti, ma guardare a passare oltre. Almeno noi, mettiamoci in banca.

Da Calì per ora è tutto.

venerdì 23 gennaio 2009

Clavicula Salomonis, il gioiello del Mediterraneo magico


In questi giorni siamo in vena di misteri. La banca dati di Fabio Calì vi apre di nuovo la porta, questa volta per un viaggio nello spiritismo e nella magia.
Niente di inventato, stavolta, nessuna truffa, Calì nella storia del furto di opere d'arte ci ha sempre creduto.

Clavicula Salomonis, certamente è il trattato magico più conosciuto e diffuso in tutta l'area del Mediterraneo e con altrettanta sicurezza possiamo stabilire che la cosiddetta Clavicula Salomonis è uno dei misteri più affascinanti di fronte al quale l'uomo si sia mai trovato. La sua popolarità è anche dovuta al fatto che si tratta di un vero e proprio manuale pratico di magia che segue ed accompagna passo dopo passo l'aspirante mago, ancora principiante ma desideroso d'imparare. Pertanto descrive accuratamente le modalità con cui preparare se stesso ed il proprio spirito, gli strumenti da utilizzare nelle pratiche magiche, quali formule impiegare, cosa domandare e come conversare con gli spiriti evocati e soprattutto di quali sigilli e simboli premunirsi per autodifendersi.

Le origini di questo straordinario testo sono davvero antichissime. Pensiamo soltanto che molti dei rituali e delle cerimonie narrate sono assai simili a quelli praticati dagli ebrei, dai caldei e dai babilonesi. Nonostante questa somiglianza, la paternità del testo attribuita al grande re Salomone è senza dubbio da considerare leggendaria. La prima citazione attestata dell'opera risale al primo secolo d.C. quando a parlarne fu lo storico ebreo Giuseppe Flavio; a seguire molti furono i personaggi che ne ripresero formule e parole, addirittura attribuendole ad un certo Aronne Isacco, mago di corte di Manuele I Comneno, imperatore di Bisanzio, che a sua volta le aveva tratte da un antichissimo testo, probabilmente proprio la Clavicula Salomonis.

Non dobbiamo dimenticare che questo manoscritto vanta e conta numerose copie in differenti lingue, dal tedesco all'inglese, dall'italiano al francese. La maggiroparte delle redazioni è conservata tuttora al londinese British Museum e nella Biblioteca dell'Arsenale di Parigi, ma molte sono le versioni che fanno parte di altre biblioteche sparse in tutto il globo o di altrettanto varie collezioni private. Proibita nel 1559 dall'Inquisizione per il suo carattere diabolico ed evocatorio (tra le pagine è presente un Pentacolo in grado di forzare gli spiriti refrattari ad apparire e che, mostrandolo, li costringeva a presentarsi al cospetto di chi li aveva evocati) e bollata come opera pericolosa, la prima copia stampata vide ugualmente la luce a Roma nel 1629 e da allora le suggestioni, i misteri e le domande che le sue pagine suscitarono non hanno ancora smesso di destare dubbi, sospetti ed inquietudini.

Calì vi saluta e vi dà appuntamento al prossimo segreto da svelare.

lunedì 19 gennaio 2009

Un Libro Muto che dice molto


Di libri che parlano e che confermano tesi più o meno sensate, credibili e veritiere, ne è davvero piena qualsiasi libreria che si rispetti, ma di libri muti, che parlano non con le parole ma con i colori di un'iconografia alquanto singolare ne conosciamo solo uno, il cosiddetto Mutus Liber, per l'appunto Libro Muto. Si tratta del libro alchemico scritto, o meglio, compilato, da Altus, un testo da leggere con le sensazioni, il ragionamento ed il cuore di chi sa vedere oltre, poiché non possiede parole ma esclusivamente immagini. Le uniche frasi che compaiono nell'opera si trovano nella prima e nell'ultima pagina, quando si afferma che "Il libro muto, nel quale l'intera filosofia Ermetica viene rappresentata in forma di immagini geroglifiche, consacrato a Dio misericordioso, tre volte massimo ottimo, e dedicato ai soli figli dell'Arte, il cui autore ha nome Altus." In queste curiose parole troviamo tutte le informazioni necessarie a capire di fronte a cosa ci troviamo. La serie di numeri citati si riferisce alla genesi narrata nel testo biblico, pertanto ai tre precisi passi in cui viene anche sottolineata la presenza della rugiada celeste, essenziale per raggiungere il compimento dell'opera. Le pagine cominciano con le rappresentazione di due angeli e della celebre scala di Giacobbe, ma il primo aspetto che salta all'occhio del lettore attento è che se nelle prime raffigurazioni che seguono la prima viene descritta ciascuna fase dell'opera alchemica, in quella di apertura si specifica lo stato che dovrebbe possedere colui che intende "Trasformare i vili metalli in oro", pertanto chi desidera intraprendere la ricerca della pietra grezza e la purezza del cuore. Per quanto riguarda la simbologia diciamo subito che la scala rappresenta i segni zodiacali ed il susseguirsi delle varie fasi (i gradini sono dodici) per raggiungere la materia sublimata, completamente separata dal caos. Persino nell'ultima tavola torna questo simbolo, ma stavolta è adagiata a terra come ad indicare che lo scopo è stato raggiunto, l'opera compiuta e che l'essere umano, sorretto da due angeli in ascesa verso lo splendente e vittorioso sole, non ha più bisogno di salire alcuna scala. Ogni tavola rimanda a profondi ed importanti messaggi da decodificare e da spiegare con le opportune nozioni. L'altro aspetto da non tralasciare è visibilmente il doppio numero di alchimisti impegnati a lavorare, una donna ed un uomo, probabilmente per indicare e sottolineare la legge degli opposti che regna incontrastata in questo mondo, sempre presente in ogni cosa, fenomeno e processo. A differenza di altri testi, non solo il Libro Muto è stato ristampato anche in epoche successive alla prima uscita, ma addirittura è possibile reperirlo in molte librerie specializzate in temi magici e alchemici poiché da tempo in commercio. A prescindere dal significato di ciascun tratto, le immagini sono davvero suggestive e le dodici tappe da percorrere, dalla calcinazione fino alla proiezione, appaiono come dure prove da superare, in cui l'uomo deve eccellere qualora decidesse di voler aspirare alla sublimazione e che lo congedano con l'ennesima esortazione: "Prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai. Dotato di occhi, ora ti allontani."

Per ora da Calì è tutto.