venerdì 6 febbraio 2009

Il mistero della scrittura vinciana


Fabio Calì torna a parlare del grande personaggio che visse e lavorò molto a Milano, Leonardo Da Vinci.
A diffidare della natura delle cose, spesso, si perdono i dettagli più preziosi. Ma se i dubbi che ci poniamo nascono dalle parole dette, scritte e nascoste di una delle menti straordinarie di tutti i tempi, dove inizia e dove finisce il mistero? Leonardo da Vinci scriveva con la mancina e da sinistra verso destra. Non che non fosse capace di scrivere con la consuetudinaria mano e dal verso giusto, ma all'epoca il mancinismo corretto ed il suo vizio, più che stilistico, denuncerebbe la mancanza di studi regolari. Ha ampiamente dimostrato di saper scrivere da sinistra verso destra, ma questo capovolgimento non può che avere una sua plausibile spiegazione. Molti sono gli autori che hanno utilizzato la scrittura speculare affinché le parole potessero essere lette solo di fronte ad uno specchio, ma se per molti si trattava di un gioco o di un vezzo capriccioso, per il Maestro significava occultare con saggezza e metodo le proprie formule e mantenere il completo segreto sui suoi appunti. Ovviamente per occultare gli scritti non bastava capovolgere la direzione, ma confondere ulteriormente le idee al curioso lettore che si ostinava ad addentrarsi in sentieri pericolosi. Così Leonardo seminò i suoi appunti di anagrammi ed altri sottili stratagemmi per allontanare gli occhi indiscreti e le lingue più sciolte. Tralasciando la moda lanciato da uno dei più grandi campioni cinematografici d'incassi al botteghino che prometteva di far luce sul codice occultato dal grande Maestro, non possiamo che elogiare questa sua straordinaria tenacia nell'avventurarsi per mondi tenebrosi e la conseguente determinazione a far scomparire dal suolo calpestato qualsiasi sua traccia. Un uomo che voleva rendersi invisibile oltre ogni limite, nonostante la sua autorevolezza e il suo spessore sono sopravvissuti alla sua stessa morte. Come faceva a passare inosservato un uomo che già nel '500 pare che adoperasse un prototipo di penna stilografica, da lui stesso progettato, al posto della più comune e scontata penna d'oca? Come non inerpicarsi per i sentieri misteriosi che l'artista ha tentato di nascondere per una vita intera? E come non appassionarsi ai miti che ha creato tanta sapienza, come non andare a saccheggiare le sue tele a caccia di indizi, come resistere al suo fascino? A questo punto, credo sia questa la risposta più difficile da fornire.

A presto dal vostro caro Calì.

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